00 11/2/2008 3:50 PM
Non è facile darne una definizione esaustiva perchè assume aspetti e caratteri molto diversi. Diciamo che il carattere che lo distingue è il suicidio religioso. Il combattente islamico porta la strage nell'ambito dei nemici facendosi saltare con l'esplosivo secondo un rituale abbastanza preciso nella prospettiva di raggiungere immediatamente il paradiso. In Occidente viene denominato impropriamente kamikaze ma egli si considera uno shaid, termine coranico che significa martire nel significato originale del termine greco. Martiri infatti nel cristianesimo venivano definiti i testimoni della fede cioè coloro che avevano affrontato la morte per rendere testimonianza della loro fede ma avrebbero potuto salvarsi semplicemente rinnegandola. Nell'ambito del Corano tuttavia si considerarono testimoni (shaid) quelli che morivano combattendo contro gli infedeli.
In tempi recenti si è cominciato a parlare di shaid al tempo della guerra fra Iran e Iraq. Giovanissimi iraniani si cingevano il capo con un nastro sul quale erano scritti dei versi del corano, avanzavano sui campi minati dove morivano facendo esplodere le mine: l'esercito regolare poi avanzava su quei varchi aperti cosi dolorosamente. Quelli che si sacrificavano venivano considerati shaid, erano onorati ampiamente e intensamente nell'Iran di Komeini. Non si trattava però di terrorismo: semplicemente di militari che si immolavano nell'ambito di una guerra regolare.
In seguito però il fenomeno è dilagato e trasformato: lo Shaid è una persona che si lascia esplodere uccidendo indiscriminatamente tutti quelli che sono intorno a lui, considerati come nemici.