00 8/19/2009 3:45 AM
Egregio Direttore, la sentenza del Tar del Lazio è molto stravagante perché il principio di laicità non significa estromettere la cultura religiosa dalle scuole. Una sentenza che non fa bene a nessuno soprattutto confonde insegnanti, studenti e famiglie circa la finalità dell’insegnamento della religione. Non condivido la sentenza in nome di un voluto malinteso senso della laicità, reca un vulnus alla storia e alla cultura di noi italiani. Questa sentenza ripropone ancora una volta il problema della magistratura o di certi organismi “tecnici” che nei quali si evidenzia la poca cultura …. Che si sostituiscono al Legislatore e addirittura legiferano essi stessi in nome di un mandato che nessuno gli ha conferito.

Nella sentenza emerge un paradosso. Da un lato lo Stato-Legislatore ha introdotto l’insegnamento della religione dando un ruolo pubblico a questi insegnanti; dall’altra parte non riconosce agli stessi insegnanti la capacità di formare e valutare gli studenti.

Io propongo un etilometro-giuridico-amministrativo. Il nostro Legislatore ci mette giorni e notti tipo dalla scomparsa dei dinosauri e essi stessi i Giudici del Tar, in brevissimo tempo rigettano in palese stravaganza interpretando la laicità estromettendo in brevissimo tempo il Legislatore. Mi pare figlia di un atteggiamento vecchio, antico, da scuola liberale Ottocentesca-giurassica. Siamo di fronte a un’idea di laicità che non conosce le identità. Un atteggiamento piuttosto reazionario soprattutto per una società, come l’attuale, che invece è di fatto multietnica, multiculturale e multireligiosa ed è chiamata, tutti i giorni, a confrontarsi e a riconoscere le molteplici identità presenti al proprio interno.

Ma chi legifera in questo santissimo Paese? Allora i nostri ragazzi sono tutti bocciati o rimandati? Perché il ministro avv. Gelmini eventualmente deve chiedere al ministro Maroni di fare un ulteriore bestiale-capriola-sanatoria per (badanti e colf)..! Una sanatoria anche per gli insegnanti extracomunitari visto l’aumento delle aule dei bocciati! Sicuramente i nostri precari essendo nell’ambito giuslavoristico adagiati, adagiati in attesa di essere chiamati e sopratutto messi in ruolo (indeterminato), si rifiutano sicuramente giustamente spaventati perchè non si sa mai che un giudice Amministrativo di chi sa quale Tar voglia interpretare anche la loro situazione e trasformarli tutti in lavori che nessuno di noi non vuole più fare!

A parte la mia ironia e me ne scuso e non nascondo il mio fastidio per il ricorso e per la sentenza. Davanti a una sentenza come questa mi domando come non si consideri il fatto che il 91% delle famiglie degli studenti sceglie l’insegnamento della religione cattolica per i propri figli nostro già fragile patrimonio. Dal mio punto di vista penso che sia la miglior testimonianza del riconoscimento del valore culturale, di socializzazione e di interpretazione dei segni della nostra cultura, che questo insegnamento possiede.

Ci vorrebbe più religione, nel senso che il senso religioso è ben presente in quasi tutte le altre materie. Si pensi all’italiano, alla storia, alla filosofia, per fare qualche esempio. E mi rivolgo a Lei ministro Maria Stella Gelmini che la nostra tradizione religiosa venga inserita nel pacchetto formazione di ogni indirizzo obbligatoriamente a scuola. Non solo, la teologia dovrebbe essere presente in tutti i corsi universitari Statali. Siamo in presenza di un analfabetismo di massa in campo religioso. Cortese ministro Maria Stella Gelmini, sarebbe civile che in questo Paese si insegnassero nelle scuole i fondamenti elementari della nostra tradizione religiosa. Sarebbe assolutamente necessario battersi perché ci fosse un insegnamento serio di storia della nostra tradizione religiosa. Lo stesso deve valere per tutti i corsi universitari e cortese ministro Maria Stella Gelmini; sarebbe ora che fosse permesso lo studio della teologia nei corsi normali di filosofia, esattamente come avviene in altre università europee.

Sono d’accordo con il Prof. Massimo Cacciari che è fondamentale il fatto che non si può essere analfabeti in materia della propria tradizione religiosa. E’ una questione di cultura, di civiltà. Non si può non sapere cos’è il giudaismo, l’ebraismo, non si può ignorare chi erano Abramo, Isacco e Giacobbe. Bisogna conoscere la storia delle religioni, almeno della nostra tradizione religiosa, esattamente come’è conosciuta la storia della filosofia e della letteratura italiana.

Sig. ministro Maria Stella Gelmini ne va dell’educazione, della maturazione anche antropologica dei nostri ragazzi il nostro già precario patrimonio multietnico-culturale. Sono profondamente d’accordo con il Prof. Cacciari che fosse una materia in cui si studiasse veramente la Bibbia, prendiamo in mano il Vangelo e approfondiamolo come facciamo con l’italiano piuttosto che con la filosofia o il greco, ancora il latino. Lo dico perché vorrei che i nostri Sindaci uomini e donne sempre in prima linea anche di questo in primis responsabili per una crescita morale, civile e religiosa, che si ponessero di fronte al nostro Legislatore e dicessero: “ Ma non è indecente che nelle nostre scuole non ci sia la religione cattolica? E’ una materia importante al pari dell’italiano, della storia vissuta di ogni piccola o grande città, dell’arte e della filosofia. Non è indecente non capire che i nostri Parroci sono spesso soli nell’affrontare quella pesantissima testimonianza nell’alleviare sofferenze delle nostre genti. Non è indecente che i nostri ragazzi possa uscire dalle nostre scuole senza sapere cos’è il Vangelo. Guarderemmo quei campanili delle nostre città come un valore sociale.

Per essere più vicini al lavoro umano che ogni giorno testimoniano quei straordinari Parroci e Religiosi – Sacerdoti e quelle stupende straordinarie Suore. Che tutti i giorni sono testimoni di Dio e per tutti noi. E non voglio unirmi al coro di chi attacca la magistratura. Dobbiamo far crescere la fiducia nei Giudici. Io ne ho stima, ma non posso non sottolineare che una sentenza come questa è un errore. Sono convinto che l’ora di religione è strumento per capire la nostra presenza e la nostra storia. Niente a che vedere con il catechismo.

Voglio testimoniare e ne sono orgoglioso e fortunato che Mia madre è la Chiesa mio Padre è lo Stato. Essendo stato un trovatello debbo ad questi importanti riferimenti alla mia crescita e, se oggi posso essere testimone e utile alla mia Città e al mio Paese. L’icona descritta nell’ultimo romanzo nel borgo di Romagna dove Oriana vide la Madonna. Non credeva in Dio, ma per la Fallaci la Vergine era il simbolo della nostra civiltà. Uno Stato davvero laico non emargina la religione.

Celso Vassalini
Brescia




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