00 9/18/2009 12:22 PM
Nemmeno il tempo di chiedersi quale fosse l’effettiva portata del suo dispositivo, che un nuovo provvedimento ministeriale ha aggiunto altri elementi di riflessione e forte critica. La notizia della sentenza del Tar Lazio avversa alla possibilità, per gli insegnanti di religione, di assegnare crediti scolastici è stata già ignorata, a distanza di una sola settimana. Un dpr pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ha ripristinato, di fatto, il vecchio regolamento sulla valutazione degli alunni, cassato pochi giorni fa dal Tribunale amministrativo nella parte in cui comprendeva gli insegnanti di religione cattolica tra i docenti assegnatari di crediti formativi in vista degli esami di maturità. In attesa del giudizio del Consiglio di Stato sull’impugnazione della sentenza contro cui Cei, Vicariato di Roma e lo stesso Ministero dell’istruzione si erano scagliati, si è pensato di evitarne l’esecuzione immediata (prevista, per legge, per le pronunce amministrative, tranne quando vengano sospese dallo stesso Consiglio di Stato) elevando la semplice ordinanza ministeriale a decreto.

Un modo semplice, ma quanto meno forzato, di raggiungere l’obiettivo richiesto con forza soprattutto dalle rappresentanze cattoliche del nostro Paese. Una consuetudine del Miur, secondo il segretario generale dalla Flc-Cgil Domenico Pantaleo. Il nuovo scontro con le associazioni che avevano promosso il ricorso, poi accolto, è stato quindi rinviato, riassegnando intanto il “maltolto”. Per monsignor Giuseppe Fabiani, vescovo emerito di Imola e membro della Commissione Cei per l’educazione cattolica:

«E’ una giusta decisione che tiene conto del valore culturale dell’insegnamento della religione cattolica. E’ un regolamento equilibrato libero da sentimenti laicisti di stampo ottocentesco che hanno ispirato recenti sentenze».

Di segno opposto le reazioni dei vincitori del ricorso al Tar e oggi tornati al punto di partenza. Così Antonia Sani, coordinatrice dell’Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica e tra le promotrici del ricorso:

«Sono scandalizzata. Il regolamento è illegittimo, visto che la sentenza del Tar era del 17 luglio, avevano tutto il tempo per modificarlo. Almeno per rispetto di quei giudici che hanno emesso la sentenza».

Un nuovo capitolo si aggiunge a quello che per qualcuno poteva essere l’inizio di una battaglia di laicità contro l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole e per altri la negazione di un diritto per una materia liberamente scelta dal 91% degli studenti. Il tutto, in attesa della sentenza di secondo grado del Consiglio di Stato e la formazione del giudicato amministrativo.