00 10/14/2009 8:12 PM
ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, torna a parlare dell'ora di religione. Dopo le varie polemiche degli ultimi mesi, relative alla decisione del Tar di negare gli scrutini ai professori di religione e alla richiesta del Vaticano di equiparare l'ora di religione alle altre materie, Mariastella Gelmini torna ad affermare la necessità di dare la possibilità agli insegnanti di religione di assegnare i voti agli studenti e non dei semplici giudizi. E per questo motivo la Gelmini è intenzionata a "chiedere un parere al Consiglio di Stato".

Già lo scorso mese Mariastella Gelmini aveva dichiarato: "Credo che l'ora di religione debba avere la stessa dignità delle altre materie, e credo anche che l'Italia non possa non riconoscere l'importanza della religione cattolica nella nostra storia e nella nostra tradizione. Va garantita agli insegnanti della religione cattolica la stessa situazione, le stesse condizioni degli altri insegnanti".

Attualmente "per l'insegnamento della religione cattolica, in luogo di voti e di esami, viene redatta a cura del docente e comunicata alla famiglia, per gli alunni che di esso si sono avvalsi, una speciale nota, da consegnare unitamente alla scheda o alla pagella scolastica, riguardante l'interesse con il quale l'alunno segue l'insegnamento e il profitto che ne ritrae". E nel Regolamento sulla valutazione pubblicato dal Ministero dell'Istruzione si legge che "la valutazione dell'insegnamento della religione cattolica è espressa senza attribuzione di voto numerico, fatte salve eventuali modifiche". Quindi gli studenti che frequentano l'ora di religione a scuola alla fine del quadrimestre o dell'anno scolastico ottengono una valutazione tra sufficiente, discreto, buono e ottimo.

Ma secondo Mariastella Gelmini, dal momento che in tutte le altre materie si è passati alla valutazione con i voti, questo deve avvenire anche per la religione. Il Ministro dell'Istruzione ha infatti dichiarato: "Il voto in religione oggi non c'è. Ancora esiste un giudizio. Il nostro intendimento è quello di chiedere un parere al Consiglio di Stato per evitare contenziosi, ma la mia opinione è che essendo passati dai giudizi ai voti in tutte le materie questo debba valere anche per l'insegnamento della religione".

Critica l'opposizione, che ribadisce la "laicità dello stato", sancita dalla Costituzione. E sottolinea che "la Corte Costituzionale si è già espressa in merito stabilendo la facoltatività dell'ora di religione e quindi non può essere equiparata alle altre materie. Così come i docenti di religione non possono partecipare agli scrutini, come ha stabilito il Tar del Lazio l'estate scorsa".

Secondo Manuela Ghizzoni e Maria Coscia, deputate del PD della Commissione Cultura di Montecitorio "il ministro Gelmini non sa di cosa parla, oppure fa di nuovo e solo propaganda. La Corte Costituzionale, infatti, ha già stabilito il principio di facoltatività dell'ora di religione, nel rispetto della laicità dello Stato, in base al quale è necessario garantire pari dignità ai ragazzi di ogni culto. Purtroppo il nuovo sistema di valutazione che ha fatto venir meno il criterio di un giudizio globale sui rendimenti scolastici lascia spazio anche a questo tipo di 'pensate': siamo convinte che il Consiglio di Stato rispedirà al mittente la proposta".

Per Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, "l'ora di religione non può essere valutata come una normale materia curriculare. Il ministro Gelmini deve garantire la laicità della scuola pubblica italiana sancita dalla nostra Costituzione. Per questa ragione, nel pieno rispetto del Concordato, l'ora di religione deve rimanere facoltativa. Non può determinare vantaggi di alcun genere, a cominciare dai crediti formativi, e quindi non può essere valutata come una normale materia curriculare. Piuttosto il ministro dovrebbe preoccuparsi del fatto che si nega, per effetto di pesantissimi tagli, il diritto ad avvalersi dell'insegnamento alternativo. Non permetteremo di trasformare la scuola pubblica italiana, che dovrebbe essere laboratorio interculturale, in una istituzione confessionale e autoritaria".

In merito alle affermazioni del Ministro Gelmini, l'Unione degli Studenti dichiara: "L'Intenzione del ministro Gelmini di rendere numerico il voto di religione e, conseguentemente, far in modo che contribuisca a determinare la media degli studenti è assurda. Oltre ad andare contro le recenti sentenze del TAR, non tutela la libertà di scelta dello studente, costringendo di fatto tutti gli alunni a frequentare l'ora di religione dato che non esitono materie alternative a causa della carenza di fondi. L'UdS, già con le manifestazioni del 9 ottobre scorso, propone che l'ora di religione rimanga facoltativa e che venga sostituita da “Storia delle religioni e dei culti”, il cui reclutamento del personale docente sia di totale competenza dello Stato e non delle gerarchie ecclesiastiche. Se le intenzioni della gelmini dovessero concretizzarsi, non esiteremo a proporre dei ricorsi collettivi per difendere la laicità della scuola pubblica".

Questa la posizione della Rete degli Studenti Medi: "Siamo contrari alla parificazione del voto di religione con gli altri voti: diverse sentenze del TAR hanno già bocciato questo provvedimento perché discriminatorio. Di recente (dopo la bocciatura del lodo Alfano) abbiamo saputo che la Gelmini è per l’abolizione della Consulta costituzionale, dopo che lei stessa ha introdotto l’ora di Cittadinanza e Costituzione, ma non facciamo caso alle contraddizioni quotidiane a cui il ministro ci ha abituato. Sottolineiamo invece che l’ora di religione è un residuo medioevale cui corrispondenti si trovano solo nei regimi teocratici e non è accettabile in nessun modo la sua parificazione con le altre materie, anzi va risolto il trattamento già oggi discriminatorio riservato a chi non si avvale dell’IRC e vanno potenziate le ore alternative, molto spesso inesistenti".